materiali

L’artista adopera con estrema libertà elementi diversi “reali” con l’intento di mettere in discussione le abitudini concettuali e visive del senso comune, manovrando i tasti della realtà e della illusione[…].
(Filiberto Menna, Linea analitica dell'arte moderna pag. 38).

Opere che non muovono dall'intento di frodare lo spettatore facendo passare per reale il falso, bensì che si appropriano delle estetiche documentarie a fini “ludici” fornendo segnali del loro giocare coi codici.
(F. Jost, Realtà/finzione. L'impero del falso, cit., pp. 5-6).

«C'è un rapporto ontologico con la realtà filmata «che si pretende restituita sullo schermo come manifestata davanti alla macchina da presa, senza mediazioni[...]􀂪.
(A. Aprà, Documentario. Il dilemma vero/falso, cit., p. 350).

«Sono sempre stato interessato alla differenza tra fatto e verità. [...] esiste qualcosa come una verità più profonda. Esiste nel cinema (in tutto il cinema n.d.r.) e la chiamerei Verità Estatica [....] (La verità estatica) è misteriosa ed elusiva, e può essere colta solo per mezzo di invenzione e immaginazione e stilizzazione».
(W. Herzog, tratto dal film Incident of Loch Ness di Z. Penn, 2004.) .

soglia

sòglia s. f. [lat. sŏlea «pianta del piede; suola», con svolgimento semantico prob. influenzato dal germ. swalja (cfr. ted. Schwelle) «soglia»]. – 1. a. Lastra di pietra, striscia di cemento o, più raramente, di legno che unisce al livello del pavimento gli stipiti di una porta o di altri vani d’ingresso: una bella s. di marmo; il cane stava disteso sulla s.; inciampare sulla soglia. Frequente con il sign. estens. di porta, entrata, ingresso, spec. nelle frasi stare, fermarsi, aspettare sulla s.; oltrepassare, varcare la s. di casa; non andare oltre la s.; la compagnia piena di doglia Tutta pensosa entrò dentro alla s. (Poliziano). Letter. nel sign. estens. di casa, dimora: A queste s. il giusto cielo in tempo Mi vi rimena (Alfieri); e ant. in quello di gradino, grado: Vidi specchiarsi in più di mille soglie Quanto di noi là sù fatto ha ritorno (Dante), con riferimento agli spiriti beati del paradiso che appaiono disposti sulle gradinate di un immenso anfiteatro. b. fig. Inizio, principio (cfr. l’uso analogo di limitare1), in alcune espressioni: essere sulla s. della vecchiaia; se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impètro (Leopardi); anche nella forma del plurale: essere alle s. dell’inverno, e l’inverno è ormai alle soglie; arrivare alle s. di una nuova epoca. c. Nel linguaggio dell’edilizia (per analogia con quella del vano della porta), la copertura, generalmente di pietra, del parapetto della finestra, comunem. chiamata davanzale; quando il parapetto è molto largo, o si vuole coprire lo spazio delimitato dagli sguinci e dal parapetto, si dispone dietro la soglia, in prosecuzione di essa o un poco più bassa, la controsoglia, lastra piana di pietra o, più spesso, di legno.[..] leggi di più

confine

confine s. m. [dal lat. confine, neutro dell’agg. confinis «confinante», comp. di con- e del tema di finire «delimitare»]. – 1. a. Limite di un territorio, di un terreno: il c. del campo è segnato da una pietra. Nel linguaggio giur., c. fondiario, quello che delimita l’estensione della proprietà fondiaria circoscrivendo lo spazio entro cui il proprietario può esercitare pienamente il suo diritto. b. Limite di una regione geografica o di uno stato; zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti: c. naturale, quello che s’identifica, più o meno, con linee prestabilite dalla natura, quali coste, crinali di montagna, fiumi, ecc.; c. politico, quello stabilito per convenzione tra governi, che separa due organismi politici mediante una linea di confine la quale, quando è possibile, è costituita da una fascia disabitata con funzioni di isolamento: il c. tra l’Europa e l’Asia, tra la Francia e la Spagna; varcare il confine. Spesso al plur.: i c. orientali dell’Italia; tracciare i c.; demarcazione dei c.; nei c., entro i c., nel territorio: portarono la guerra nei c. stessi del regno.[...] leggi di più

limes

LIMES (genit. limitis). - La parola, di etimologia incerta, ma forse d'origine italica, significa propriamente una linea condotta trasversalmente attraverso una qualsiasi superficie, quindi soprattutto attraverso il terreno. Il tracciamento di tali linee, o limitatio, era l'operazione normale che faceva l'agrimensore quando misurava e divideva in lotti, da distribuire a coloni, una superficie di terreno. Poiché tali linee, tra lotto e lotto, erano segnate da strade, limes passò ad avere questo significato, che poi fondamentalmente mantenne sempre, quando anche il suo valore si allargò a indicare più precisamente una strada militare, fortificata, anzi l'insieme stesso delle fortificazioni; distese ai confini dell'impero (limes imperii), là dove questi non erano segnati dal mare o da un fiume, cioè da una ripa. In età bizantina il significato della parola si estese ancora, e limes fu, in generale, un distretto, una circoscrizione militare, anche se essa era fuori e lontana dal confine; tuttavia il termine viene oggi più comunemente adoperato nel senso di confine fortificato, non essendovi un corrispondente vocabolo italiano.[...] leggi di più

bellezza

bellézza s. f. [der. di bello]. – 1. L’essere bello, qualità di ciò che è bello o che tale appare ai sensi e allo spirito: la b. è una specie di armonia visibile che penetra soavemente nei cuori umani (Foscolo). In partic.: a. Di persona (e talora anche di animale): b. fisica; la b. del volto, delle membra, delle forme; per i Greci Venere rappresentava l’ideale della b. femminile, Apollo della b. maschile; donna bella di una b. tutta spirituale; b. schietta, artificiosa; b. verginale, matronale; b. serena, mesta; b. florida, appassita; la vera b. è sempre misteriosa: si sente, ma non si può dire (Goffredo Parise); b. greca, di lineamenti che ricordano le grandi opere della scultura greca; un cane, un gatto di grande b., una tigre di maestosa b.; crescere in b.; perdere la b.; concorsi di b. (femminile, infantile, e anche per cani e gatti). Si riferiscono sempre alla persona, le locuz.: prodotti di b., istituto di b. (espressione che ricalca il fr. institut de beauté), per la cura estetica del corpo. B. dell’asino, la bellezza e freschezza che sono proprie della gioventù, anche quando manchi una vera e propria bellezza di lineamenti (l’espressione è ritenuta, forse a torto, un’erronea traduz. del fr. beauté de l’age «bellezza dell’età»). b. Di cose: contemplare la b. di un paesaggio; ammirare la b. di un’opera d’arte; sentire la b. di un verso; b. di colori, di suoni, ecc. E in senso morale: la b. di un gesto, di un sentimento; la b. della modestia, del perdono.[...] leggi di più

Il corpo come oggetto artistico: la Body art

La tematica della corporeità, grazie a un inusuale utilizzo del corpo, è strettamente legata agli avvenimenti storici della fine degli anni Sessanta. È, infatti, all'interno dei processi di cambiamento storico e sociale che gli eventi estetici si collocano come momento di indagine profonda del sé, e nella proliferante ondata di spinte conoscitive la corporeità si afferma come il territorio privilegiato di ricerca identitaria. Ciò accade esattamente nel momento in cui, socialmente e politicamente, il mettere in discussione il soggetto, attraverso i movimenti liberatori, coincide con l'affermazione di filosofie, di ricerche culturali e psicoanalitiche che vanno a concentrarsi sulla soggettività in costruzione. Tali ricerche non sono avulse dalle contestazioni giovanili legate al movimento del '68, anzi, le correnti sperimentali artistiche di questi anni manifestano una nuova sensibilità estetica. leggi di più

Cosmesi

cosmesi s. f. [dal gr. κόσμησις, der. di κοσμέω «adornare»]. – Ornamento, abbellimento. In partic., arte che si serve dei mezzi e dei ritrovati della scienza moderna per curare la bellezza del volto e delle membra soprattutto femminili, correggendo le imperfezioni naturali e cercando di ovviare agli effetti inevitabili dell’età.

Poesia visiva

A proposito di nuovi studi su Ketty La Rocca

didascalia

didascalìa s. f. [dal gr. διδασκαλία «istruzione», der. di διδάσκαλος «maestro», da διδάσκω «insegnare»]. – 1. In origine, l’istruzione dell’antico coro lirico greco per opera del «didascalo»; poi la rappresentazione drammatica, di cui il coro costituiva la parte essenziale, compreso anche l’apparato scenico; quindi, l’insieme di tragedie o di commedie che ogni poeta avesse presentato negli agoni drammatici, e anche la lista cronologica delle rappresentazioni drammatiche.[...]continua a leggere...

Journal of contemporary art: Victor Burgin

VICTOR BURGIN:THREE DECADES APRIL 28 − JUNE 23, 2012

DIFFERENCE: ON REPRESENTATION AND SEXUALITY

Roland Barthes, "La camera chiara"

Foucault, "Sorvegliare e punire" PDF

Federica Giardini, "Speculum di Luce Irigaray"

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